mercoledì 28 novembre 2012

Ma dove vai se il cappellino al neon non ce l'hai?

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E' ancora un fenomeno allo stato embrionale. 
Pochi casi, qualche sparuto segnale rinvenibile sul web che, ormai tutti lo sappiamo, è la sala parto delle mode di massa, il luogo d'incubazione dei più molesti e coriacei fashion virus. Qui nascono le tendenze e qui, grazie al cielo, possono anche essere stroncate, ma solo sul nascere, perché se lasciamo loro il tempo di mettere radici, di insinuarsi nel nostro immaginario collettivo, allora è finita.
Con il tempo qualunque balzana moda passeggera potrebbe arrivare a convincerci, soprattutto se sostenuta, sfoggiata e ricercata da pseudo icone del web style come Chiara Ferragni e Atlantic Pacific. Che hanno un seguito spaventoso, mostruoso, quasi inconcepibile e che, volendo, potrebbero anche convincere i più che indossare le Shape ups al gran ballo delle debuttanti è incredibilmente in.



Ora, che faccia freddo è una sacrosanta verità, che l'otite non piaccia a nessuna di noi pure, ma per quale motivo dovremmo metterci la cuffietta di Memole è il nome mio in testa? Perché ferire deliberatamente i nostri e gli occhi altrui? 
Ma un bel cappellino sobrio alla Charlotte Casiraghi pareva tanto brutto?



lunedì 26 novembre 2012

Cosa resterà di questa Siviglia...

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Perchè quando scappi via lontana per qualche giorno, con pochi cambi in un trolley compatto e i liquidi in mano nella bustina trasparente  poi hai bisogno di tirare il fiato, riordinare le idee, recuperare le sensazioni e incorniciarle.
Con voi.

Di Siviglia resteranno i ventitré gradi di fine ottobre, un cielo azzurro da fare quasi rabbia, un sole che ti colora le gote e che non ti abbandona fino a sera, fino a quando, dopo la doccia, ti vedi riflessa nello specchio e capisci che sì, è a meno di un mese da Natale tu sei riuscita ad abbronzarti.
Di Siviglia resterà lo stile moresco che non ti aspetti e che ti stupisce il cuore, che riconosci negli archi così fittamente decorati da sembrare ricamati con il filo della storia, che ritrovi negli azulejos coloratissime che ricoprono ogni superficie possibile.


Di Siviglia resterà la loro totale ignoranza dell'italiano e dell'inglese e la conseguente impossibilità di comunicare con chicchessia.
Di Siviglia resteranno le vie fiancheggiate da alberi d'arance, che fanno allegria, fanno calore e felicità, perché quando la mattina esci di casa per andare al lavoro e il tuo sguardo si perde lungo un'orizzonte di anaranca, beh, allora la tua giornata avrà tutto un altro profumo.


Di Siviglia resterà il mio colpo di fulmine con Plaza d'Espagna e il mio disagio di fronte all'immensità della Plaza de Toros, un vuoto cerchio imperfetto in cui si consuma settimanalmente la perfetta crudeltà umana.



Di Siviglia resteranno le tapas, che non mi fanno impazzire, e lo jamon, di cui potrei vivere.
Di Siviglia resterà la bellezza quasi imbarazzante delle ballerine di flamenco.


Di Siviglia resterà l'inaspettata casa della contessa Lebrija, un segreto sussurratoci all'orecchio dal vento della casualità.
Di Siviglia resterà la loro religiosità profonda, di quelle silenziose e raccolte, vere e sentite al punto da farti entrare nelle chiese in punta di piedi timoroso di disturbare.


Di Siviglia resterà l'amore per la vita di strada, quella fatta di tanti aperitivi in piazza, appoggiati alla saracinesca della ferramenta vicina, con un piattino di stuzzichini in mano e la cerveza dimenticata sul marciapiede, in un bivacco chic style tutto loro.
Di Siviglia resterà il Sesso en Nova York dell'ultima sera, visto talmente tante volte che l'audio era solo un surplus, con lui che rantolava al mio fianco dopo tre giorni di incessante e meravigliosa scoperta.

Per consigli, domande, indicazioni precise su questa città non esitate a scrivermi in posta!






mercoledì 21 novembre 2012

Il diavolo veste 38

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C'era una volta un film, che era stato prima libro e ancor prima vita vera, e che ci metteva in guardia nei confronti del diavolo che veste Prada.
Oggi ci sono io, moderatamente preoccupata, che vi metto in guardia nei confronti del Diavolo che veste la taglia 38, o anche meno.
Il primo lo riconoscevamo facilmente grazie al suo caschetto e alla camminata autoritaria, al panico che seminava nelle assistenti e ai giudizi impietosi dispensati agli stilisti emergenti.
Il secondo è più mimetico, si insinua silenzioso nelle vite delle persone senza che nessuno se ne accorga, si trasforma di volta in volta in bilancia, in centimetro, nella dieta appesa sullo sportello del frigorifero, e non si limita a darci acidi pareri non richiesti, lui si porta via tutto.
Ci ruba il sorriso, preziosi centimetri sul girovita, la sanità prima mentale e poi fisica.

Si muove veloce lungo invisibili ponti d'etere e così lo ritroviamo ovunque: nella pubblicità del nuovo detersivo per i panni, che ci occhieggia invitante all'altezza della pancia piatta dell'attrice; sulle passerelle delle grandi firme, annidato nelle decise falcate di modelle instabili su gambe troppo magre; sul viso dell'amica che non vedevamo da tempo, insolente e sfrontato si sistema tra i suoi occhi, ormai troppo grandi per delle guance così scavate.

Perché magro è bello, dicono tutti.
Perché magro è sano, aggiungono altri.
Perché magro uccide, voglio urlare io.

Lottare contro il bisogno di nutrirsi non è cosa buona, né tanto meno giusta. Siamo macchine e come tali abbiamo bisogno di carburante per aprire gli occhi ogni mattino e restare al passo con le nostre vite frenetiche, per baciare, per amare, per ridere fino alle lacrime.

Lottare con lo specchio è sbagliato. Dobbiamo essere in grado di accettare l'immagine che vediamo riflessa, di proteggerla. Quelle siamo noi, con i nostri difetti (la maggior parte dei quali non fisici) e con i nostri infiniti pregi, ed è un preciso dovere prenderci cura di noi stesse.

Lottare contro questa forma mentis è possibile. Dobbiamo credere che, se lo vogliamo, con impegno e determinazione riusciremo a cambiare lo status quo delle cose e a rivoluzionare un sistema di valori nei quali la (presunta) bellezza occupa saldamente il primo posto.

Lottare contro i disturbi alimentari deve diventare una missione. Perché ogni nostra denuncia è un piccolo colpo nel muro dell'indifferenza, ogni protesta è una crepa che si allarga, ogni indignazione è un passo verso il cambiamento.

Questo è un inizio. 
Non vuole essere un articolo che vi cambierà le vite, né un'epifania che vi aprirà gli occhi. Vuole essere un punto dal quale cominciare a costruire qualcosa.
Riflessioni su malattie gravi e per lo più sconosciute.
Iniziative che possano aiutarci a cambiare le cose.
Chiacchiere tra donne che hanno voglia di fare la differenza.

E ricordate, perdete la pazienza con il vostro capo, perdete l'ombrello nella metropolitana, perdete persino il portafogli all'occorrenza, ma non perdete mai chili inutilmente.
Non perdetevi la vostra vita.




domenica 18 novembre 2012

Di quando Balenciaga scivolò sul neoprene...e cadde

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"Hai visto la nuova collezione in neoprene?"
"No, io niente medicinali pesanti, solo omeopatia".

Stralci di una conversazione tipo, tra gente normale, che quando sente la parola neoprene pensa di dover correre dal medico per una prescrizione, e poi chissà dopo quanto mi posso riesporre al sole, e di certo non si sogna che si stia parlando di moda. Di alta moda.
Che si conosce il raso, la seta, l'organza, addirittura il taffetà, ma quando si parla di neoprene scatta in automatico la ricerca. Su wikipedia, che si fa prima.
Bene, tranquillizziamo gli ipocondriaci, nessuna rara malattia, solo un residuo di gomma sintetica prodotto su larga scala. Che se non stai attenta al lavoro e passi il gomito sulla scrivania rischi di cancellarti i documenti di una mattina.
Gomma...ma che davvero?