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C'era una volta un film, che era stato prima libro e ancor prima vita vera, e che ci metteva in guardia nei confronti del diavolo che veste Prada.
Oggi ci sono io, moderatamente preoccupata, che vi metto in guardia nei confronti del Diavolo che veste la taglia 38, o anche meno.
Il primo lo riconoscevamo facilmente grazie al suo caschetto e alla camminata autoritaria, al panico che seminava nelle assistenti e ai giudizi impietosi dispensati agli stilisti emergenti.
Il secondo è più mimetico, si insinua silenzioso nelle vite delle persone senza che nessuno se ne accorga, si trasforma di volta in volta in bilancia, in centimetro, nella dieta appesa sullo sportello del frigorifero, e non si limita a darci acidi pareri non richiesti, lui si porta via tutto.
Ci ruba il sorriso, preziosi centimetri sul girovita, la sanità prima mentale e poi fisica.
Si muove veloce lungo invisibili ponti d'etere e così lo ritroviamo ovunque: nella pubblicità del nuovo detersivo per i panni, che ci occhieggia invitante all'altezza della pancia piatta dell'attrice; sulle passerelle delle grandi firme, annidato nelle decise falcate di modelle instabili su gambe troppo magre; sul viso dell'amica che non vedevamo da tempo, insolente e sfrontato si sistema tra i suoi occhi, ormai troppo grandi per delle guance così scavate.
Perché magro è bello, dicono tutti.
Perché magro è sano, aggiungono altri.
Perché magro uccide, voglio urlare io.
Lottare contro il bisogno di nutrirsi non è cosa buona, né tanto meno giusta. Siamo macchine e come tali abbiamo bisogno di carburante per aprire gli occhi ogni mattino e restare al passo con le nostre vite frenetiche, per baciare, per amare, per ridere fino alle lacrime.
Lottare con lo specchio è sbagliato. Dobbiamo essere in grado di accettare l'immagine che vediamo riflessa, di proteggerla. Quelle siamo noi, con i nostri difetti (la maggior parte dei quali non fisici) e con i nostri infiniti pregi, ed è un preciso dovere prenderci cura di noi stesse.
Lottare contro questa forma mentis è possibile. Dobbiamo credere che, se lo vogliamo, con impegno e determinazione riusciremo a cambiare lo status quo delle cose e a rivoluzionare un sistema di valori nei quali la (presunta) bellezza occupa saldamente il primo posto.
Lottare contro i disturbi alimentari deve diventare una missione. Perché ogni nostra denuncia è un piccolo colpo nel muro dell'indifferenza, ogni protesta è una crepa che si allarga, ogni indignazione è un passo verso il cambiamento.
Questo è un inizio.
Non vuole essere un articolo che vi cambierà le vite, né un'epifania che vi aprirà gli occhi. Vuole essere un punto dal quale cominciare a costruire qualcosa.
Riflessioni su malattie gravi e per lo più sconosciute.
Iniziative che possano aiutarci a cambiare le cose.
Chiacchiere tra donne che hanno voglia di fare la differenza.
E ricordate, perdete la pazienza con il vostro capo, perdete l'ombrello nella metropolitana, perdete persino il portafogli all'occorrenza, ma non perdete mai chili inutilmente.
Non perdetevi la vostra vita.